LET BE WOODEN La NEBletter del progetto LIFE-BE WOODEN Realizzata da ART-ER |
Per cominciare L’ultimo numero di questa newsletter è dedicato a due progetti molto interessanti che guardano al futuro di BE WOODEN, sia in termini di sviluppo dell’uso dei materiali naturali per gli edifici, sia come esperienze concrete di uso del legno in attività di rigenerazione urbana. |
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IL FATTORE NEB Legno vivo, le azioni pilota di LIFE BE-WoodEN Studi di fattibilità e progetti per l’edilizia pubblica, nel segno del NEB Lo scorso 3 dicembre 2025 si è tenuta a Brussels la conferenza finale di LIFE BE-WoodEN organizzata dal partner Housing Europe. È stata l’occasione per presentare i risultati di due importanti attività pilota realizzate in Emilia-Romagna e in Liguria in questi anni. Ce le raccontano Irene Diti, esperta di ART-ER, Grazia Ricca, dirigente di A.R.T.E. Imperia e Simone Bianchi, architetto. |
In cosa consiste l’attività realizzata da ART-ER e come si inserisce nel progetto LIFE BE-WoodEN? Irene: L’azione pilota Studio di fattibilità per una filiera locale sostenibile del legno per il settore dell’edilizia sociale in Emilia-Romagna riguarda l’analisi del contesto locale e delle potenzialità della filiera legno regionale. Abbiamo cercato di capire se, a livello regionale, i segmenti della filiera delle costruzioni in legno, a partire dal reperimento del materiale, quindi del legno e di tutti gli elementi in legno che potrebbero essere inseriti in un edificio, siano disponibili. A partire dai risultati di un’azione precedente (vedi il toolkit Strumenti di valorizzazione delle prestazioni ambientali nella filiera legno), in cui avevamo identificato e codificato i segmenti di filiera, in collaborazione con l’Università di Firenze, partner del progetto, abbiamo valutato le specie target di legno più diffuse nel nostro Appennino: il castagno, l'abete bianco, l'abete rosso e il pino nero, che, per le loro caratteristiche fisiche e strutturali e di disponibilità, potrebbero avere un impiego nelle costruzioni. C’è poi tutto il tema della certificazione, aspetto di valorizzazione fondamentale per realizzare costruzioni sostenibili in legno.
Quale tipologia di edifici è stata presa in considerazione in questo studio? Irene: Il nostro obiettivo era analizzare la fattibilità dell’uso del legno negli edifici di edilizia pubblica, con un focus sull’edilizia sociale. Lo studio di fattibilità si concentra, oltre che sulla filiera, anche su un’analisi comparativa fra edifici tradizionali e innovativi e come riferimento abbiamo preso una palazzina costruita recentemente da ACER Reggio Emilia che è divenuto il modello per alcune valutazioni delle prestazioni ambientali ed economiche. Il nostro studio, che vuole essere dimostrativo, puntuale e non esaustivo, si concentra non tanto sull’intero ciclo vita dell'edificio, ma sul confronto relativo alle prestazioni dei materiali utilizzati: si tratta quindi di analizzare alcune delle fasi del processo produttivo e costruttivo di un edificio in legno rispetto allo stesso edificio costruito con materiali tradizionali. Un altro aspetto rilevante riguarda l'utenza dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) per capire l'accettabilità di edifici in legno da parte dei residenti. Sappiamo che l'utenza degli edifici sociali ha esigenze specifiche legate sia al costo sia al loro comfort.
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Che risposte avete avuto? Irene: Grazie alla collaborazione di ACER Reggio Emilia abbiamo posto agli utenti alcune domande fondamentali: sareste disposti a vivere in un edificio in legno? Che caratteristiche dovrebbe avere? Sareste disposti a spendere qualcosa in più per poter sostenere la filiera del legno locale?
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Analizzando le risposte abbiamo visto che l’utilizzo del legno locale e gli edifici in legno vengono considerati positivamente anche se non non c'è la disponibilità a pagarli di più. Nel progetto sono state coinvolte anche alcune aziende. Qual è il loro punto di vista? Irene: C’è un po’ di conoscenza e consapevolezza su questi temi da parte delle aziende, ma le imprese sono frenate dal problema della scarsa disponibilità del materiale e dalle difficoltà strutturali legate all’incertezza delle consegne e alle quantità disponibili, ai costi e alla burocrazia connesse alle costruzioni in legno. Grazie alla collaborazione con FederLegnoArredo, abbiamo definito una panoramica della filiera italiana e regionale del legno da cui vediamo che a livello regionale ci sono produzioni di eccellenza nella trasformazione del legno, ma nelle prime fasi della filiera - produzione e prima trasformazione - ci sono forti delle lacune.
Siamo quindi dei buoni trasformatori ma sfruttiamo poco il legno che abbiamo a disposizione.
Irene: Lo studio è importante per il decisore chiamato a sviluppare politiche a supporto della filiera: la Regione Emilia-Romagna, infatti, è fortemente interessata a questo lavoro e in generale al progetto LIFE BE-WoodEN. Sappiamo che a livello regionale le foreste hanno un ruolo strategico per la difesa del territorio ma anche per la valorizzazione delle comunità e dell'economia locali.
Quali vantaggi può rappresentare lo sviluppo di una filiera legno locale? Come il progetto potrebbe supportare i professionisti?
Irene: Una filiera di pregio e di valore a livello locale potrebbe supportare alcune comunità e aree economiche che attualmente invece sono penalizzate. Durante il convegno del 20 marzo 2025 a Bologna, durante il quale abbiamo presentato il Toolkit, abbiamo coinvolto professionisti, tecnici del settore e rappresentanti della filiera legno. In questo contesto abbiamo anche cercato di capire quanto sia conosciuto l'approccio del NEB Compass che rappresenta il background del progetto, quindi come i temi dell'inclusività, bellezza e sostenibilità potrebbero essere applicate nel settore delle costruzioni in generale e nella filiera legno. Abbiamo notato che c’è ancora una scarsa conoscenza di questo approccio e quindi una limitata applicabilità, sono stati citati alcuni esempi di soluzioni basate sulla natura (nature-based solution) e di integrazioni di materiali naturali nelle costruzioni ma c'è bisogno di lavorare ancora molto.
Prima hai fatto riferimento al tema delle certificazioni…
Irene: Il tema delle certificazioni è molto importante: le foreste coprono circa il 28% del territorio regionale, ma solo il 7% risulta certificato. Quindi bisognerà capire come lavorare su questo: alla luce dei nuovi regolamenti europei diventa indispensabile per la valorizzazione di questo patrimonio. L’altro aspetto riguarda gli strumenti da applicare per sostenere chi decide di intraprendere questo percorso di sostenibilità.
Quali sono i successivi passaggi del progetto? Irene: Lo studio sarà presentato a Bologna il prossimo 23 gennaio nel corso di un evento che stiamo organizzando insieme a Città Metropolitana e che ci darà l’occasione di confrontarci con aziende e professionisti ma anche con i referenti regionali. Dallo studio di fattibilità realizzato da ART-ER, passiamo ora all’azione pilota realizzata in Liguria, curata nella sua realizzazione dall’Azienda Regionale Territoriale per l’Edilizia (A.R.T.E.) di Imperia. Come nasce il vostro coinvolgimento nel progetto LIFE BE-WoodEN? Grazia: La Regione Liguria ci ha offerto l’opportunità di realizzare un’azione pilota sull’uso del legno in edilizia pubblica. Come A.R.T.E. stavamo entrando in possesso di un immobile a Imperia: un complesso nel centro della città che contiene 18 alloggi di piccole dimensioni più le parti comuni esterne ed interne. Avevamo a disposizione un finanziamento di 50.000 euro compreso di lavori, direzione lavori e progettazione. Con questa cifra potevamo riqualificare proprio le parti comuni da mettere a disposizione degli assegnatari, nuclei monocomponenti formati da anziani autosufficienti dai 65 anni in su.
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| Qual era la funzione che avevate immaginato per gli spazi comuni? Grazia: Volevamo mettere gli spazi a disposizione di associazioni che potessero offrire servizi periodici di tipo sanitario, come i prelievi a domicilio, oppure per il tempo libero, come lezioni di ballo o di ginnastica, scacchi, lettura. Fa parte di come intendiamo i servizi alla persona: nel momento in cui offriamo l'alloggio, i servizi a corredo e ambienti belli e confortevoli aiutano a vivere meglio, come ci insegna il New European Bauhaus. L’opportunità di ristrutturare e riqualificare con il legno non ci sembrava vera!
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Quindi ci siamo buttati in quella che per A.R.T.E. Imperia è stata un’avventura tutta nuova e straordinaria, a contatto con una dimensione europea per noi inusuale che ci ha aperto a un cambiamento inaspettato. Quando è stato avviato il percorso che ha portato alla realizzazione del pilota? Grazia: Nel 2024 abbiamo iniziato a preparare la documentazione e a marzo 2025 è stato realizzato un incontro all’Università di Genova dove erano presenti architetti, innovatori sociali, progettisti, e si sono formati gruppi di lavoro con competenze diverse. A seguire abbiamo organizzato un evento al Museo Navale di Imperia a cui hanno partecipato anche stakeholder del territorio. Mentre i gruppi lavoravano sui progetti di riqualificazione, gli stakeholder hanno spiegato le esigenze e fornito indicazioni per sviluppare soluzioni. Consegnati i progetti, li abbiamo esaminati e valutati, individuando il progetto per noi migliore. E a quel punto è iniziata forse la parte più difficile: realizzarlo in tempi abbastanza stretti e nel budget stabilito.
Com’è andata?
Grazia: Per noi è stata una sfida nella sfida, soprattutto dal punto di vista amministrativo e materiale perché siamo abituati a fare appalti di lavori e di servizi. Il progetto vincitore ci poneva di fronte a una situazione diversa perché prevedeva la realizzazione di un workshop di autocostruzione. Parliamo di studenti e volontari che mettono in opera il progetto, quindi le preoccupazioni erano tante, anche di possibili infortuni, quindi abbiamo assicurato tutti quelli che erano coinvolti nei lavori. Devo dire che ero un po’ scettica ma quando sono andata a visitare il cantiere mi si è aperto il cuore: ho visto 25 ragazzi e ragazze che lavoravano, ognuno con i propri guanti, gli occhiali protettivi, si erano fatti le magliette tutte uguali, c’era un grande entusiasmo e una gran voglia di fare mentre il progetto prendeva forma un giorno dopo l’altro.
Sono stati coinvolti anche studenti?
Grazia: Grazie all’Università di Genova abbiamo fatto partecipare gli studenti di architettura sotto forma di tirocini formativi che davano crediti, e venivano nei fine settimana. Durante la settimana avevamo invece i ragazzi della scuola edile di Imperia con cui noi collaboriamo abitualmente. Sono state tre settimane di gioventù a disposizione della pubblica amministrazione. È stata un’esperienza bellissima e un successo sotto tutti i profili: non abbiamo sforato con i tempi e nemmeno con il finanziamento. Internamente è stato molto impegnativo, siamo una struttura piccola e tutti sono stati coinvolti: la collaborazione e l’entusiasmo del gruppo di A.R.T.E. è stato fondamentale per superare le varie difficoltà.
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Parliamo del progetto vincitore. Come siete entrati in contatto con la challenge di LIFE BE-WoodEN? Simone: Ho conosciuto questa iniziativa tramite la newsletter dell'Ordine degli architetti di Savona a cui sono iscritto, so che altri l’hanno conosciuto attraverso i social come LinkedIN.
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Personalmente volevo mettermi in gioco con questo progetto perché mi sembrava molto stimolante: è da un po' di tempo che lavoro con il legno e questa opportunità mi consentiva di fare qualcosa di più. Durante l'incontro di Genova sono stati formati i team interdisciplinari con architetti, innovatori sociali, esperti di rigenerazione urbana e di attività artistiche. Da marzo a giugno abbiamo lavorato alla progettazione, ed è stato molto importante il fatto che nel gruppo non ci fossero solo architetti per avere una visione più ampia. Siamo partiti dall'idea di creare uno spazio che fosse inclusivo e per questo motivo abbiamo puntato fin da subito molto sull'autocostruzione perché pensavamo che il coinvolgimento delle persone che vivono nel contesto fosse importante per creare una connessione forte e duratura. Che rapporto si è creato con il quartiere?
Simone: Abbiamo coinvolto tanti ragazzi giovani e durante il workshop, appunto, abbiamo avvicinato anche i residenti: spesso ci venivano a chiedere se avevamo bisogno di qualcosa, a portarci il caffè, si è creata una bella connessione!
Siete intervenuti sia negli spazi interni e anche quelli esterni?
Simone: Sì, abbiamo lavorato su entrambi gli spazi: la parte interna è pensata per i mesi più freddi, per avere uno spazio dove riunirsi e fare diverse attività. Per questo abbiamo creato arredi flessibili, che possono conformare lo spazio a seconda delle esigenze. La parte esterna risultava essere solo un’area di passaggio e volevamo invece che diventasse uno spazio di convivialità. Abbiamo creato un impalcato che presentava panchine con schienali alti e comodi, parti ombreggianti ricavate da vele per richiamare anche un po' lo spirito e la tradizione marittima di Imperia e poi vasche di coltivazione con fiori o erbe aromatiche, di cui i residenti possono prendersi cura.
Com’è stato coordinare volontari e studenti?
Simone: Non è stato semplice, anche perché i ragazzi cambiavano spesso. È stato molto interessante dal punto di vista didattico, benché io non sia un professore. Credo che per gli studenti dell’Università sia stata un’esperienza utile passare dal disegno sulla carta alla realizzazione, avere una conoscenza più diretta dei materiali e degli attrezzi. Per la realizzazione abbiamo usato due tipi di legno differenti: il larice per l'esterno, più resistente agli agenti atmosferici, e l’abete per l'interno, più leggero e lavorabile, per avere arredi facili da muovere.
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| Chi sono gli altri componenti del gruppo? Simone: Oltre a me, l’altro architetto è Amirbahador Garousian, un professionista iraniano che ha portato idee innovative e suggestive. Margherita Fumagalli, che è una project manager nel campo di eventi culturali, artistici, si è focalizzata su come potevano essere utilizzati gli spazi: |
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durante il workshop si è occupata dell’organizzazione dei partecipanti, ingaggiando volontari e studenti dell'università. Mariachiara Santoro, sociologa che lavora nel terzo settore, si è occupata degli aspetti più sociali. Grazie a lei siamo partiti dal modello delle case di quartiere, presenti in città come Torino e Bologna, aperte alla cittadinanza, dove si organizzano eventi, pranzi sociali. Michele Tagliavini, dottorando in rigenerazione urbana, si è occupato del modello di sostenibilità, anche economica, del progetto nel lungo periodo e della valutazione dei principi del New European Bauhaus. Abbiamo avuto anche una collaborazione esterna, Giulia Brusoni, anche lei architetto, che ci ha dato una mano per la parte burocratica e progettuale. Com’è stato lavorare con A.R.T.E. Imperia?
Simone: È stato molto stimolante, c'è stata la presenza costante dell'architetto Gamanets, responsabile del progetto per A.R.T.E., con cui ci sentivamo praticamente ogni giorno. Abbiamo lavorato insieme a tante persone all'interno di A.R.T.E.: grazie anche alla loro esperienza siamo riusciti a portare il progetto a buon fine. Sono contento del risultato e di come abbiamo lavorato.
Cosa ha imparato A.R.T.E. da questa esperienza?
Grazia: L’esperienza è scalabile e vorremmo portare l’approccio del New European Bauhaus applicato all’edilizia residenziale pubblica anche in altre zone della regione. Stiamo pensando a interventi da fare a Sanremo. Questa esperienza ci ha permesso di raggiungere risultati molto gratificanti: prima di tutto vedere l’impatto positivo che il nostro servizio ha sulle persone. Ma non solo: A.R.T.E. Imperia fa parte di Federcasa, la federazione nazionale che raccoglie 85 Aziende Casa, e che è stata coinvolta nella promozione: ci piacerebbe che questa esperienza si potesse replicare anche fuori regione.
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| Irene Diti, è Dottore Agronomo con un Dottorato di ricerca in Ingegneria Agraria, attualmente membro del gruppo di lavoro ART-ER sul Capitale Naturale, dove è coinvolta in progetti focalizzati sulla valutazione e valorizzazione dei servizi ecosistemici, nonché sull’adattamento e la mitigazione dei rischi climatici. Ha inoltre esperienza di ricerca nella pianificazione territoriale e nella viticoltura e gestione sostenibile del suolo e lavora come EU Project Manager di programmi di ricerca e formazione nel settore agroalimentare. |
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| Grazia Ricca, avvocato, è dirigente di A.R.T.E. Imperia, in cui opera dal 2007 con diversi incarichi in ambito legale, occupandosi di contenziosi, gare d’appalto e stesura dei programmi pluriennali. Attraverso questa esperienza ha approfondito una visione complessiva del ruolo di ARTE Imperia e delle potenzialità dell’azienda nel ripensare l’interazione nei contesti urbani per dare risposte ai bisogni delle persone, puntando non più solo a mantenere e valorizzare gli immobili di Edilizia Residenziale Pubblica amministrati, ma soprattutto a migliorare la qualità della vita di chi li abita. |
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| Simone Bianchi, architetto abilitato con un background internazionale maturato parallelamente in Danimarca, focalizza la propria ricerca e pratica professionale sulle costruzioni in legno. Sostenitore della co-progettazione come strumento di innovazione sociale e architettonica, integra l'attività professionale con l'autocostruzione, coordinando e partecipando a diversi workshop. Il suo approccio unisce sensibilità tecnica e coinvolgimento attivo della comunità nel processo realizzativo. |
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Save-the-date! Il 23 gennaio 2026 si svolge a Bologna “Legno, edilizia sostenibile e innovazione: opportunità per la filiera e lo sviluppo dei territori”. Un incontro dedicato a professionisti e imprese del settore promosso dal gruppo di lavoro BIS Green Innovation Hub, realizzato da Città Metropolitana di Bologna in collaborazione con ART-ER, che presenterà il risultato finale dell’azione pilota sviluppata nell’ambito del progetto LIFE BE-WoodEN. Lingua dell’evento: Italiano REGISTRATI |
Le interviste di Let Be Wooden già pubblicate: |
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